V.Vespri, “La matematica che ci fa capire l’era del Coronavirus”
V.Vespri, “La matematica che ci fa capire l’era del Coronavirus”

[di Vincenzo Vespri, Professore Ordinario di Matematica presso l’Università di Firenze] Purtroppo in Italia sentiamo spesso persone che si vantano di non sapere la matematica. Questo, secondo me, è retaggio di una concezione idealista della cultura che fa riferimento a Croce e alla (molto) presunta superiorità della cultura classica sulla cultura scientifica. Altrove non è così. La Merkel ha un dottorato in Fisica e lo ha dimostrato quando ha saputo spiegare in modo chiaro e convincente alla Germania le strategie di contenimento dell’epidemia. In questi giorni di presenzialismo in TV, invece i nostri politici e anche i nostri medici dimostrano di non avere una mentalità matematica e fanno nei loro ragionamenti errori palesemente marchiani.

Ad esempio all’inizio solo in Veneto è stata applicata la strategia giusta sui tamponi. Adesso si è capito finalmente che per contenere il diffondersi della malattia è necessario fare tamponi a tappeto solo alle persone più vicine ai malati di Covid19 oltre che al personale sanitario (i virologi che hanno detto il contrario hanno sulla coscienza alcune migliaia di morti e dovrebbero essere perseguiti penalmente) ma non ha senso farli a tappeto su tutta la popolazione. Infatti avendo il test una precisione del 95%, su una popolazione di 60 milioni di persone, avremmo avuto sui 300 mila falsi positivi (molti di più dei contagiati dal virus all’inizio del contagio). Quindi sarebbe stato più probabile che un positivo al tampone fosse sano piuttosto che contagiato. I tamponi ha senso farli solo su una popolazione in cui è ragionevole pensare che si trovino dei malati.

Stesso discorso anche per i test sierologici. Abbiamo avuto in Italia circa 200 mila contagiati ufficiali. Secondo vari studi, la popolazione che ha sviluppato anticorpi dovrebbe essere fra le 30 e le 50 volte superiori al dato ufficiale. Quindi in Italia avremmo fra i 6 e i 10 milioni di persone che probabilmente dovrebbero essere diventate immuni al contagio. Sarebbe importantissimo saperlo perché vorrebbe dire che in varie regioni si è arrivati alla immunità di gregge. E quindi la vita normale potrebbe ripartire. Però, anche per il test sierologico, il test di confidenza è al 95%. Quindi avremmo anche qui un numero di falsi positivi di 300 mila unità circa. Ora in Lombardia, vista l’entità del contagio, sarebbe un errore trascurabile, ma, probabilmente, nelle regioni,del Sud, il numero di falsi positivi sarebbe nettamente superiore a chi ha effettivamente gli anticorpi. Quindi una campagna di test su tutto il territorio nazionale, in alcune regioni sarebbe inutile, costoso e fuorviante.

Analoghi discorsi li ho sentiti relativamente all’App Immuni. Un politico, che sicuramente non sa la Matematica, ha detto che se una persona si ammalasse di Covid, tutte le persone che avesse incrociato nei giorni precedenti, grazie al tracciamento dell’APP sarebbero state sottoposte a quarantena.. Sembrerebbe una bella idea…Ma facciamo un Gedankenexperiment,: prendiamo delle persone in contatto con il pubblico, ad esempio il personale di un supermarket a Milano. Avranno contatti con 2-3 mila persone al giorno. E’ sicuro che dopo un paio di giorni qualcuno fra queste 2000 persone si ammalerà. Quindi, se l’APP funzionasse come ha detto il politico, dopo un paio di giorni, tutto il personale del supermarket sarebbe costretto a stare in quarantena per 14 giorni. Per poi rientrare per un paio di giorni e poi riandare in quarantena e così via. Probabilmente mezza Milano finirebbe a fare 3-4 giorni al mese in libertà e il resto dei giorni in quarantena stretta. Semplicemente non ha senso…E anche sostituire l’obbligo di andare in quarantena con l’obbligo di fare un tampone, non sarebbe realizzabile. Non si può fare i tamponi a mezza Milano ogni 14 giorni… Ma allora i politici come pensano di usare l’App? Che senso ha avuto fare una gara, scegliere una APP e capire, solo dopo, che non può funzionare così?

Sapere la matematica, significa anche saper quantificare. Quando all’inizio del contagio, qualcuno diceva che bastavano 2,5 miliardi di euro per fronteggiare la crisi o lo diceva per non allarmare noi Italiani (ma ne dubito) o non sa fare 2+2 (ipotesi molto più probabile). Non avere per nulla una cultura scientifica significa non capire la gravità della crisi, non stimare di quanto balzerà in su il rapporto debito/Pil, di quanto calerà il Pil, quanti milioni d’Italiani rimarranno senza lavoro, quanti milioni di persone perderanno redditi aggiuntivi, quanti stati andranno in default a causa del coronavirus e del conseguente quasi azzeramento del prezzo del petrolio, quante persone saranno ridotte in miseria e saranno costrette a migrare verso paesi più ricchi. Tutto questo significa non poter prendere le misure giuste confidando, come sempre, solamente nello stellone. Gli antichi dicevano “gnosco ut agam”, adesso invece meno sanno e più comandano…

Insomma, mi sto sempre più convincendo che uno dei problemi che ha l’Italia sono proprio le troppe persone che sono senza una cultura scientifico-matematica. Forse verificare che i nostri politici ( e non solo quelli) conoscano almeno le tabelline, sarebbe un gran giovamento per il Paese.

 

23 aprile 2020